Storie
Storie dei Ricercatori Bando Roche per la Ricerca Indipendente 2025
Sette progetti, cinque aree terapeutiche, un obiettivo comune: portare la scienza dove ancora non è arrivata. Scopri le testimonianze delle vincitrici e dei vincitori della nona edizione del Bando Fondazione Roche per la Ricerca Indipendente (2025).
Beatrice Greco (Università Vita-Salute San Raffaele, Milano — Area Oncologia)
Il progetto punta a migliorare l’efficacia delle terapie CAR-T contro i tumori solidi. Le cellule tumorali si proteggono nascondendosi dietro uno strato di zuccheri complessi che le rende invisibili al sistema immunitario: la ricerca sviluppa una nuova piattaforma CAR-T capace non solo di individuare con precisione le cellule tumorali, ma anche di rimuovere questa “barriera”, riuscendo dunque a “smascherare” le cellule tumorali rendendole nuovamente visibili al sistema immunitario e, aprendo la strada a terapie applicabili a diversi tipi di tumore.
«La ricerca indipendente offre ai giovani scienziati lo spazio per far crescere idee originali e seguire nuove strade, sostenendo intuizioni capaci di trasformare la medicina.»
Anastasia Conti (Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica, Milano — Area Ematologia Oncologica)
Lo studio si concentra sulla leucemia mieloide acuta (AML): molti pazienti, pur rispondendo inizialmente alla chemioterapia, vanno incontro a recidiva per meccanismi ancora poco compresi. Il progetto indaga il ruolo degli elementi trasponibili (TE), sequenze del DNA rimaste a lungo nell’ombra, come possibile causa di resistenza ai trattamenti, con l’obiettivo di sviluppare terapie personalizzate.
«L’obiettivo del progetto è indagare se la riattivazione degli elementi trasponibili sia alla base della resistenza alla chemioterapia e della recidiva nell’AML, ed esplorare strategie innovative per colpire terapeuticamente questi elementi. Le nuove scoperte potranno favorire collaborazioni con aziende farmaceutiche per lo sviluppo di terapie mirate, contribuendo a progressi più ampi nel campo dell’oncoematologia.»
Pasquale Agosti (Centro Emofilia e Trombosi Angelo Bianchi Bonomi – Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano — Area Malattie Ereditarie della Coagulazione)
Il progetto esplora se e come i fattori di rischio cardiovascolare e alcuni biomarcatori preclinici di danno d’organo vascolare influenzino l’invecchiamento biologico nelle persone con emofilia A. La ricerca combina valutazione clinica, imaging vascolare e visita geriatrica completa per una stratificazione accurata del rischio e una caratterizzazione sempre più precisa dei pazienti.
«Non ci può essere crescita senza contraddittorio, non ci può essere ricerca di qualità senza ricercatori appassionati che portino avanti liberamente le loro idee. Tecnologie sempre più innovative e la possibilità di elaborare grandi quantità di dati mediante l’intelligenza artificiale ci stanno fornendo l’opportunità di una caratterizzazione sempre più completa dei pazienti. In questo contesto, iniziative a sostegno della ricerca indipendente rappresentano un’opportunità preziosa soprattutto per noi giovani ricercatori.»
Bernadette Basilico (Sapienza Università di Roma / Istituto Italiano di Tecnologia — Area Neuroscienze)
Il progetto vuole rivoluzionare l’approccio terapeutico alla Sindrome SYNGAP1, una rara condizione genetica che provoca gravi difficoltà cognitive, crisi epilettiche e disturbi dello spettro autistico, dovuti all’alterazione di un gene fondamentale per la formazione e il funzionamento delle sinapsi. La ricerca impiega organoidi corticali, modelli tridimensionali di cervello umano ottenuti da cellule staminali di pazienti, per testare farmaci già approvati e aprire la strada a terapie personalizzate.
«La ricerca indipendente, soprattutto per i giovani scienziati under 40, rappresenta un’opportunità di crescita personale e professionale, nonché di libertà scientifica. In un sistema italiano purtroppo sempre più caratterizzato da un forte precariato e scarsità di fondi, investire in ricerca indipendente vuol dire sostenere le nuove generazioni di scienziati, rafforzando la qualità, l’equità e l’innovazione del nostro sistema scientifico e sanitario.»
Luciana Cacciottola (Unicamillus – Saint Camillus International University of Health and Medical Sciences, Roma — Area Oncologia)
Lo studio analizza la tossicità ovarica dei trattamenti oncologici, in particolare la radioterapia: oltre alla perdita della fertilità, restano aperte domande cruciali sull’integrità genetica degli ovociti esposti alle terapie. Parallelamente, il progetto svilupperà modelli di coltura in vitro di tessuto ovarico per studiare il danno indotto dalle terapie e per testare potenziali strategie farmacologiche protettive per l’ovaio durante i trattamenti oncologici. I risultati contribuiranno a migliorare le strategie di preservazione della fertilità, offrendo un counselling riproduttivo più mirato e adattato ai pazienti e alle specifiche terapie oncologiche.
«Questo progetto studia come le terapie oncologiche, in particolare la radioterapia, influenzino i meccanismi di riparo del DNA negli ovociti, determinandone la sopravvivenza e l’integrità genetica. Comprendere se gli ovociti esposti mantengano un profilo genetico sicuro è fondamentale per definire in quali condizioni possa esistere un rischio ereditabile.»
Francesco Millozzi (Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Roma — Area Neuroscienze)
Il progetto affronta la distrofia muscolare di Duchenne (DMD) sfruttando nanoparticelle d’oro per trasportare molecole terapeutiche — oligonucleotidi antisenso — direttamente alle fibre muscolari e alle cellule staminali muscolari. L’obiettivo è correggere il messaggio genetico difettoso e permettere alle cellule di produrre nuovamente la distrofina, migliorando la funzionalità muscolare dei pazienti, , con la prospettiva futura di sviluppare terapie più efficaci e mirate per i pazienti affetti da DMD.
«I finanziamenti per la ricerca indipendente sono di fondamentale importanza, perché permettono ai ricercatori di sviluppare linee di studio autonome e di accelerare il proprio percorso verso l’indipendenza scientifica. Il loro valore è ancora più evidente se si considerano i limitati investimenti destinati alla ricerca in Italia. Mi auguro che queste opportunità diventino sempre più accessibili e diffuse, così da sostenere concretamente il futuro della ricerca.»
Giacomo Rossitto (Azienda Ospedale-Università di Padova — Area Oftalmologia)
Il progetto GODOT studia gli effetti oculari degli agonisti del GLP-1, farmaci sempre più diffusi per diabete e obesità dai rilevanti benefici metabolici, ma sui cui possibili effetti sulla retina sono emerse recenti segnalazioni. Lo studio monitora i piccoli vasi retinici con tecniche di imaging avanzate e non invasive prima e dopo l’inizio della terapia, per identificare eventuali segnali precoci di rischio.
«La ricerca indipendente in Italia è la ricerca libera. È quella che permette ai ricercatori di dedicare i propri sforzi a settori che magari non siano di immediato interesse profit, ma potenzialmente di enorme interesse per aspetti che i ricercatori stessi colgono nella propria pratica quotidiana, e quindi direttamente per i pazienti. È la ricerca che nasce dai veri problemi degli uni, e dalla passione degli altri.»