Pensieri condivisi
L’assistenza sanitaria universale è il vero traguardo a livello mondiale
Claudio Cricelli
Presidente SIMG
La pandemia COVID-19 ha prodotto una spiacevole sensazione di fragilità nel mondo della scienza, della medicina, della sanità. Tutti colti di sorpresa, ci siamo scoperti inadeguati, beffati da un virus, di un genere peraltro ben noto, quindi le nostre conoscenze scientifiche e la nostra organizzazione sanitaria dovevano in teoria essere adeguate a poter controllare tempestivamente l’impatto epidemico. Abbiamo scoperto al contrario che Sars-cov2 sta ormai da quasi due anni mettendo a dura prova praticamente tutti i settori delle bioscienze, delle biotecnologie e dell’organizzazione della medicina e della sanità.
Una beffa peraltro salutare, se consideriamo la straordinaria capacità di reazione dimostrata da tutti i settori della scienza. Infatti, in poche settimane la comunità scientifica ha reagito attivando collaborazioni straordinarie che hanno prodotto in tempi record alcune decine di migliaia di studi. La stessa comunità ha compreso da subito l’importanza di pubblicare tutti gli studi e le osservazioni sottoponendole alle riviste scientifiche, di fatto abolendo ogni supervisione e affidando quindi al giudizio degli autori e dei lettori la capacità di valutare il contenuto degli articoli pubblicati. Le riviste e i giornali scientifici hanno reso gratuiti tutti gli articoli, inclusi i “preprints”, divenuti a volte più rilevanti, per importanza e tempestività, delle comunicazioni tradizionali.
Per far fronte all’emergenza anche le procedure mediche e l’organizzazione sanitaria sono state completamente riviste in tempi record. Triplicazione delle terapie intensive, accesso limitato alle visite mediche in presenza, ricorso a strumenti per la comunicazione a distanza, che hanno portato all’immediata dematerializzazione della carta ed evitato alcune centinaia di milioni di inutili accessi alle strutture sanitarie finalizzati esclusivamente al ritiro di un documento fisico, che poteva essere abolito già da anni.
Il vero vincitore di questa guerra lampo è stato il cellulare e in particolare lo smartphone, divenuto strumento fondamentale per mantenere le relazioni sociali e ormai anche sanitarie.
Ma la vittoria strategica è legata alla applicazione fulminea di biotecnologie note finora solo agli esperti del settore. Infatti, già dai tempi della Sars sono attivi studi su tecnologie vaccinali innovative. La farmaceutica ha dimostrato una straordinaria capacità di traslazione di tecnologie sperimentali in processi produttivi efficienti. Chi avrebbe mai immaginato che dopo sei mesi avremmo avuto un vaccino in sperimentazione? E in nove mesi la produzione? E in diciotto mesi la somministrazione di sei miliardi di dosi vaccinali?
Se applicassimo sempre le strategie e le tattiche utilizzate nel momento emergenziale riusciremmo ad organizzarci d’ora in poi per arrestare il nemico, annullare la sua capacità offensiva ed isolarlo fino a renderlo sempre meno offensivo.
La lezione che abbiamo appreso, per quanto prevedibile e scontata, è innanzitutto ammettere che le Cassandre del rischio pandemico dovevano essere ascoltate per tempo, prendendo tutte le precauzioni del caso.
È desolante scoprire solo oggi che tutti i sistemi economici, sanitari, produttivi e della ricerca e sviluppo vanno sempre integrati tra loro, senza la creazione tardiva e affannosa di altisonanti cabine di regia. Non basta coordinare sistemi che non sono stati disegnati per collaborare e scambiarsi informazioni. Occorre crearli davvero integrati, come ha dimostrato la dematerializzazione delle ricette mediche, e la scoperta che la rete territoriale dei medici di famiglia è l’unica a possedere una integrazione di network universale e nativa, ma priva di qualunque connessione con gran parte dei network informatici del Paese. Infatti, è possibile oggi scaricare il Green Pass sul telefonino con le “app”, grazie alla capacità dei centri vaccinali della rete della medicina generale e delle farmacie di inviare in tempo reale ai database centrali i dati vaccinali e della diagnostica molecolare e antigenica.
Sars-Cov 2 si sta dimostrando un vero grande nemico anche nella sua funzione didattica: ci sta facendo riscoprire quello già sapevamo, ma che non eravamo in grado di comprendere e applicare senza la pressione di un gravissimo pericolo incombente, cioè che la pandemia “livella” perché colpisce tutti e non risparmia nessuno. L’investimento sulla salute deve trasformare l’assistenza sanitaria in un beneficio universale per tutti i cittadini della terra. Essa è l’unica garanzia contro il collasso sanitario, sociale, economico che una minuscola entità biologica può scatenare contro l’umanità.
Bio
Claudio Cricelli

Fiorentino di nascita – 1950 – e di formazione, ma con rilevanti e profondi innesti di vita e permanenza in Gran Bretagna e nel Salento, Claudio Cricelli è diventato medico di famiglia casualmente rinunciando alla vocazione di ricercatore immuno-ematologo e di medico di laboratorio per circostanze occasionali ed esigenze economiche . L’interesse per la ricerca e la formazione avanzata e per l’innovazione qualitativa della professione, lo ha indotto nel 1982 a proporre ad Aldo Pagni ed a altri amici la fondazione della Società Scientifica della Medicina Generale Italiana, come supporto alla neonata medicina di famiglia del Paese. Con oltre 45 anni di esperienza in medicina generale, continua oggi il suo lavoro anche da pensionato, dando assistenza ai propri pazienti, facendo ricerca scientifica e organizzazione sanitaria. Infatti, oltre a ricoprire il ruolo di Presidente SIMG, svolge attività di management nell’Associazione ed in strutture aziendali di cui è consulente e dirigente, in particolare nel settore della Information Technology. Con la SIMG è particolarmente impegnato nel processo di evoluzione della professione dei medici di medicina generale, nella ricerca epidemiologica, nell’organizzazione sanitaria e nella lotta al COVID.