Pensieri condivisi
Screening Routine: la forza del legame tra pubblico e privato
Antonio D’Amore
Vice Presidente, FIASO
La pandemia ci ha fatto riscoprire il valore della comunità in ambito sanitario. Vaccinarsi, indossare la mascherina, rispettare l’isolamento sono state misure che hanno funzionato solo perché condivise dalla maggioranza degli italiani; ci siamo dati fiducia l’un l’altro, facendo fronte unico contro chi non rispettava queste regole comuni. Insieme ci siamo fatti carico di un problema di salute che riguardava ciascuno. Insieme, il nostro Paese è diventato un importante punto di riferimento nella gestione della pandemia.
Questa logica ha messo ai margini una concezione della sanità individualista che stava avanzando negli ultimi anni: l’idea di una sanità — tipica del modello assistenziale assicurativo — in cui il rapporto tra l’operatore sanitario e il paziente è escludente rispetto al contesto e alla comunità e in cui ciascuno riceve l’assistenza che si può permettere.
Eppure, la sanità pubblica si basa esattamente sull’idea opposta, quella secondo cui la salute del singolo individuo rappresenta un patrimonio che l’intera comunità deve tutelare condividendo risorse, conoscenze e competenze. Per anni noi italiani, dopo aver rivendicato con orgoglio questa filosofia, ci siamo trovati quasi a parlarne a bassa voce, temendo di essere additati come portatori di un modello assistenziale superato, troppo solidaristico e poco in linea con una sanità che parla il linguaggio della tecnologia e della concorrenzialità.
La pandemia, invece, ci ha fatto tornare alle nostre origini; di colpo dietro le mascherine siamo tornati ai valori per i quali in tanti abbiamo scelto di dedicarci alla cura di chi stava male e abbiamo scoperto che quei valori che ci portavamo dentro erano un carburante potentissimo, estremamente prezioso per fronteggiare l’emergenza pandemica.
Questa concezione solidale della sanità pubblica la stiamo trasferendo sui territori dell’ASL Napoli 2 Nord nell’ambito della prevenzione oncologica. Su un territorio di 32 Comuni, popolato da oltre 1 milione di abitanti, abbiamo scelto la strada della prossimità dei centri mammografici, della vicinanza degli ambulatori ginecologici, della capillarità dei punti di raccolta dei campioni per la ricerca del sangue occulto. Abbiamo valutato come fattore critico di successo la presenza nelle nostre comunità dei punti in cui fare prevenzione, così da permettere alle persone di trovare nel proprio Comune o a pochi chilometri di distanza il luogo dove prendersi cura di sé.
Stiamo lavorando con il passaparola, inventandoci sistemi di prenotazione degli esami di screening via WhatsApp e facendo diventare le nostre pazienti testimonial sui social, sulle TV locali e sulle pagine dei giornali regionali. Su questa nostra linea di intervento abbiamo incrociato la strada con Fucina Sanità e con il suo progetto Screening Routine, che prevede la donazione di mammografi sul territorio italiano al fine di promuovere un potenziamento delle azioni di prevenzione all’indomani dell’emergenza pandemica. Tale progetto, sviluppato da Fucina Sanità in collaborazione con Roche e Fondazione Roche, sta permettendo un importante recupero degli screening mammografici che non era stato possibile effettuare negli ultimi due anni. “Screening Routine” si propone come una best practice nell’ambito della collaborazione tra pubblico e privato: un’esperienza, cioè, volta ancora una volta a valorizzare la prossimità dell’assistenza sanitaria pubblica nella vita delle nostre comunità.
Stiamo lavorando, in altri termini, affinché i nostri assistiti diventino opinion maker presso le proprie comunità, invitando amici e conoscenti a sottoporsi agli screening. Di fatto è la stessa cosa che è avvenuta nel corso della campagna vaccinale contro il Covid-19, quando coloro che si erano già sottoposti alla vaccinazione si preoccupavano di accompagnare amici e parenti ai centri vaccinali, facendoli vincere l’ingiustificata paura dell’ignoto. Di fatto è, ancora una volta, la comunità che si fa carico della salute della comunità.
Bio
Antonio D’Amore

Medico, nato ad Aversa — prima contea normanna in Italia — Vice Presidente della Federazione Italiana Aziende Sanitarie ed Ospedaliere e Direttore Generale dell’ASL Napoli 2 Nord da sei anni. È uno dei manager della sanità campana con maggiore esperienza sul campo; ha risanato completamente l’Azienda Sanitaria Napoli 2 Nord — una delle più grandi in Italia con un bilancio di circa 1,7 mld di euro — facendo emergere importanti eccellenze professionali e trasformando ospedali di periferia (tra cui il Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli) in strutture di riferimento nazionale. Prima di fare il Direttore Generale è stato per anni Direttore del Dipartimento delle Dipendenze Patologiche a Caserta, entrando in contatto col mondo del disagio psichico e sociale. L’esperienza dell’attenzione verso gli ultimi e gli anni da psicoterapeuta hanno lasciato un patrimonio ben tangibile nel suo stile di management.